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La dona del
zöch (Ascolta brani)
Un viaggio nelle tradizioni, nelle storie e nelle speranze della terra
bergamasca.
Quasi tutto cantato in bergamasco, ma con musiche che spaziano in
diverse tradizioni della musica popolare.
- La dona del Zöch
- Iér come 'ncö
-
Giòan Bel
- La cansù del Paci
- Botanüch
- La cadéna
- Ninna nanna
- Quando la montagna
- Ol
Rusì 'l troa l'Oriènt
- Vià
de cà
- La dona del Zöch:
La
“dòna del zöch” è un personaggio nato dalla fantasia
popolare. Sembra che di
giorno si limitasse a fare dispetti, ma per chi aveva la sfortuna di
incontrarla di notte erano dolori. Per tutti, ma non per un ubriaco,
che,
appena uscito dall’osteria, se la trovò davanti e alla domanda:
“per chi è la
notte?”, ebbe la prontezza di spirito di rispondere senza esitare: per
me, per
te e per chi di giorno se ne resta chiuso in casa.
La
canzone è una serie di
citazioni di antiche storie e vecchi personaggi ed è un omaggio
a chi ce le ha
insegnate.
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- Iér come 'ncö
La vita è dura ma
credo che se dovessi nascere un’altra
volta la vivrei ancora tutta fino in fondo. Sono
italiano, bergamasco, e ne sono orgoglioso. Mio padre mi ha insegnato a
non
vergognarmi delle mie origini: non le ho mai rinnegate, tranne una
volta:
vestito a festa mi accompagnavo ad una ragazza di Zurigo e quando mi
chiese da
dove venivo le dissi che ero ticinese, ma sulla porta del bar dove mi
stava
portando lessi “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.
<=
- Giòan
Bel
Un
passante: “va là che sei un
scemo”, risposta di Gioàn Bèl: “più scemo di lei”.
“Gioàn
Bèl”, così chiamato per
la sua bruttezza, suonatore di fisarmonica, nella canzone diventa
violinista
per ragioni di metrica. Il bar Perla era anche la sala da ballo, a
metà viale,
dove a quattordici anni abbiamo fatto le prime esibizioni in pubblico e
abbiamo
guadagnato i primi soldi, che ci servivano per pagare gli strumenti.
La
canzone è dedicata alle
prime feste da ragazzi e alle prime sbronze. Il ciclista della canzone
è Ole
Ritter, corridore danese del giro d’Italia, che abitava nella casa
sulla
strettoia che dava sul palco dell’orchestra e che puntualmente si
lamentava del
fracasso
<=
- La cansù del Paci
REGNO D’ITALIA
IL COMMISSARIO D’ALTA
POLIZIA NEI DIPARTIMENTI DEL SERIO E DEL MELLA
AVVISO
PREMUROSO IL GOVERNO
DI ASSICURARE GLI ABITANTI DELLA VALLE BREMBANA DI
QUESTO DIPARTIMENTO DELLE CONCUSSIONI E
VIOLENZE DEL FAMOSO
BRIGANTE VINCENZO PACCHIANA DETTO
PACCINI DI POSCANTE, GIÀ PROSCRITTO CAPITALMENTE, NEL MENTRE,
CHE IMPIEGA TUTTI
I MEZZI PIÙ RISOLUTI PER FARLO ATTRAPPIRE, MI ORDINA DI
PUBLICARE UNA TAGLIA
SULLA DI LUI PERSONA.
CENTO ZECCHINI A
QUELLI CHE LO DASSERO VIVO NELLE FORZE E, SESSANTA ZECCHINI A CHI LO
DASSE
MORTO. CHE IL PROSCRITTO NON TROVI IN NESSUN LUOGO ASILO E SICUREZZA.
SEGUONO I DI LUI
CONNOTATI:
NATIVO DI POSCANTE
VICINO A ZOGNO, STATURA PIUTTOSTO ALTA, ETÀ D’ANNI 30
CIRCA,CORPORATURA
ORDINARIA,CAPELLI NERI CON RICCI INTRECCIATI ALLA FRONTE ED ALLE
ORECCHIE, CON
LA CODA LEGATA ALLA FRANCESE, LUNGA TRE
POLLICI CIRCA,. SCINTILLIONI NERI, LARGHI SINO AL CONFINE DELLE
ORECCHIE,
BARBA NERA
ORDINARIAMENTE RASA, OCCHI BRILLANTI, MENTO PIENO. COLOR DEL VOLTO
OLIVASTRO,
PER AVER CONTRAFFATTO IL SUO NATURALE.
GIROVAGO E
BANDITO, SUOLE TRAVESTIRSI IN MILLE
GUISE, ED ANCO DA DONNA.
PARLA IL DIALETTO
BERGAMASCO MISTO COL ROZZO VENETO E VA
MUNITO DI
DUE COLTELLI, PISTOLE
E SCHIOPPO A DUE CANNE.
<=
- Botanüch
Passato alla storia come lo
strangolatore di donne, è il
più antico serial killer di cui si ha notizia precisa in Italia.
Nato nel 1849
a Bottanuco, Vincenzo Verzeni ha un padre violento che, spesso ubriaco,
picchia
moglie e figlio e non permette nemmeno al ragazzo di avere amicizie.
Così egli,
un po’ per volta, si isola.
La
sua rabbia improvvisamente esplode,
seminando il panico tra 1870 e il 1871.
La
sua prima vittima è Giovanna Motta di 14
anni che mentre si reca a Suisio da alcuni parenti viene aggredita e
scompare
misteriosamente. Il corpo viene trovato quattro giorni dopo con orrende
mutilazioni. A questo seguono altri feroci delitti.
Verzeni
è poi catturato, processato e
condannato ai lavori forzati. Durante il processo confessa: “io ho
veramente
uccise quelle donne e tentato di strangolare quelle altre,
perché provava in
quell’atto un immenso piacere. le graffiature che si trovarono sulle
cosce non
erano prodotte colle unghie ma con i denti, perchè io, dopo
strozzate le morsi
e ne succhiai il sangue che era colato, con che godei moltissimo”.
Vincenzo
Verzeni viene rinchiuso nel
manicomio giudiziario di Milano fuori Porta Vittoria, dove viene
torturato con
ustioni al collo, scariche elettriche, totale isolamento, totale
oscurità,
docce gelate alternate con "bagni a sorpresa" di acqua bollente. Si
ucciderà in carcere impiccandosi.
La
vicenda è presentata nella canzone dai due
punti di vista: il suo, di vittima di un padre padrone che a sua volta
diventa
carnefice, e quello delle ragazze, vittime innocenti.
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- La cadéna
La catena
in questione si trova, o almeno si trovava, a Concarneau e chiudeva
l’accesso
al mare alla fine di un vicolo buio. L’ho inaugurata una notte di luna
piena di
molte estati fa, correndo verso la riva con la macchina fotografica in
mano,
con il risultato di tornare a casa con le mani fasciate e gli occhiali
tenuti
insieme dal nastro adesivo.
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- Ninna nanna
Fa
nini popo, fai la nanna.
Mio
padre e mia madre mi stanno lasciando e vanno lontano, in Francia a
cercare
lavoro.
Non
posso rassegnarmi a perderli, vorrei seguirli, come può una
bambina restare
sola?
Mi
nasconderò nel baule, sotto i vestiti, e se il doganiere mi
dovesse scoprire ne
sarà impietosito.
Se non lo
dovesse essere, ci penserà Zobiana, la strega del
giovedì, che lo metterà in
fuga.
<=
-
Quando la
montagna
Dedicata
a tutte le vittime del
Vajont, nel 1963 e di tutte le altre disgrazie che seguirono: Belice,
Friuli,
Irpinia, Val di Stava, Valtellina, la Valle Brembana nel ’87, con le
bare del
cimitero di Mezzoldo che correvano lungo il Brembo, l’alluvione del
Piemonte
del ’94, la montagna di Brembilla che frana e così via fino al
terremoto
dell’Aquila.
La forma della canzone
è quella dell’abitante del posto
che racconta la paura e la rabbia e la cronista del giornale che
riporta le
notizie in modo più pacato.
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- Ol
Rusì 'l troa l'Oriènt
Marco
Polo e Giacomo Casanova.
Come possono incontrarsi persone vissute a cinquecento anni di
distanza? Ci penserà
un simpatico giramondo, Giampiero Sonzogni, detto Rusì, di Zogno
naturalmente,
figlio di Battista e Adelina Ruspini.
Rosso
di capelli, da cui il
soprannome, con il sorriso mascalzone e il ciuffo perennemente negli
occhi.
Scappato da Venezia per sfuggire alla persecuzione della suocera e
caduto
involontariamente nella storia, quella che conta.
Se
pensiamo che Zogno è famoso
per aver dato forze giovani all’impresa dei Mille e che nessun libro
ricorda le
avventure del Rusì, converrete che è giunto il momento di
porre rimedio.
<=
- Vià
de cà
Lontano da casa. Dedicata
a tutti coloro che la vita ha portato lontano da qui, che hanno
lavorato,
conosciuto persone, hanno costruito famiglie, ma hanno sempre vissuto
con il
pensiero di tornare un giorno alla loro casa. Qualcuno c’è
riuscito, qualcuno è
rimasto lontano, ma, come tutti sappiamo, quando nasci in un posto e
sei
costretto a lasciarlo, non passa giorno che non ci pensi, ricordi le
persone
che hai lasciato e pensi al giorno in cui potrai tornare. Questa
è la colonna
sonora di un film, il film della loro vita.
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